Sushi, sakè e un po’ di coraggio

Come da programma, sforando di poco nel mese di Ottobre, ho fatto la mia uscita in solitaria.

Ho scelto Azabu 10 un ristorante che mi incuriosiva da un po’ per l’esperienza che propone: cenare al bancone, fianco a fianco con altri commensali, guidati dal personale per tutta la serata. Una cena un po’ meno “da sola”.

Il menu proposto è fisso e lo abbiamo scoperto piatto dopo piatto.

Alla mia sinistra una famiglia di cinque persone che festeggiava il compleanno della mamma, alla mia destra un paio di coppie.

Non sono bravissima a interagire con chi non conosco, ma mi è capitato spesso nei ristoranti stellati o di alta cucina, di incrociare donne più grandi di me da cui ho subìto un certo fascino o una sorta di attrazione e con loro mi viene proprio voglia di scambiare due parole.

Con la mia vicina, ad esempio, avrei voluto commentare le portate, il dubbio di dare fastidio mi ha un po’ trattenuta, ma alla fine qualche parola l’abbiamo scambiata. Penso di essere stata educata e non invasiva, a fine serata sono persino riuscita ad augurare una buona continuazione (loro si sono fermati ad assaggiare qualche amaro).

A prescindere dall’etichetta, credo che molto dipenda da chi si ha accanto: serve capire quando si può chiacchierare e quando invece è meglio restare nel proprio spazio.

Ingrediente protagonista: il pesce. Tra sushi, sashimi e piatti sperimentali, non ho voluto abbinare il solito vino e per la prima volta ho bevuto il sakè.

Questa esperienza mi è servita anche per rafforzare il mio coraggio nel fare le foto, addirittura ho chiesto al cameriere – per ben due volte – di poter fotografare la bottiglia!

Non è la timidezza a fermarmi ma la sensazione di sentirmi giudicata dagli altri.

Forse queste cene mi stanno aiutando a sciogliere un po’ anche questo nodo, e a stare più serena nel mostrarmi per come sono.

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