Prima stella del 2026

Dopo la pausa che mi sono presa durante le vacanze di Natale, rieccomi con le nuove uscite del 2026.

Ho deciso di iniziare con un ristorante che ha preso la stella Michelin proprio quest’anno: Abba, a Milano.

Non ho guardato recensioni e non ho dato un’occhiata al sito, sono andata un po’ a sentimento.

Dopo essermi parcheggiata a due passi dall’ingresso, ho visto sul marciapiede un ragazzo su un monopattino, fermo immobile proprio di fianco alla mia macchina.

La zona è abbastanza periferica e c’era poco movimento, per cui ho aspettato che passassero alcune persone e, col cellulare in mano, mi sono diretta verso il locale.

Penso spesso a quanto noi donne dobbiamo far caso a tanti dettagli: siamo in allerta e controlliamo molte cose anche solo per fare movimenti banali.

Uscire da sola non dovrebbe essere un problema.

Entrata al ristorante, noto la sala molto spaziosa. L’arredamento è a predominanza legno, caldo, ma l’ambiente nel complesso risulta meno accogliente rispetto alle sue potenzialità, è come se mancasse qualcosa.

Mi accompagnano al tavolo e mi portano il menu, che comprende due degustazioni. Scelgo quello più corto, da dieci portate. Non leggo approfonditamente i piatti perché un po’ mi piace la sorpresa. Scelgo anche tre calici in abbinamento: bollicine, poi bianco e infine rosso.

Arriva il benvenuto dello chef: raviolo, mustia e guanciale nero (ruffiano e perfetto) e insalata di puntarelle (deliziose). Due piattini notevoli, partiamo bene.

Noto però che questi sono i primi del menu: sbaglio o di solito l’amuse-bouche è a parte? Forse ho capito male io.

Il calice di bollicine è uno Spumante Metodo Classico Brut 2021 di Terrazze dell’Etna.

A seguire melanzana laccata al mosto di fichi e triglia di scoglio e pepe Timut, entrambi interessanti.

Arriviamo al secondo calice, un Roero Arneis DOCG Sette Anni di Angelo Negro.

Il piatto che arriva dopo è quello che mi ha convinta meno della serata, seppia e topinambur, buono ma senza entusiasmo.

Ma a seguire mi viene servito un risotto eccezionale, castelmagno e mais affumicato, che vale tutta la cena.

Insieme a focaccia, pane e olio pugliese che, da grande amante, avrei voluto portare a casa.

Come secondo c’era faraona, castagne e mela cotogna, con un fondo ideale per fare la scarpetta (vedi pane delizioso di prima). Il vino abbinato era un Ciabot San Giorgio Roero, sempre di Angelo Negro.

Il pre-dessert, un sorbetto fresco ai cachi e cannella, ci stava molto bene.

Il dolce, un soufflé alla nocciola con gelato al caffè e anice, non era niente male, forse un po’ grandino per il mio senso di sazietà. Subito dopo portano una focaccia dolce, zafferano e agrumi, di cui riesco a mangiarne solo metà.

Il servizio è stato impeccabile: sorridenti e disponibili, ho però percepito un certo distacco che, per quanto possa essere professionale, per me, che sono sola a tavola, cambia la riuscita della serata.

Non sono una chiacchierona, ma mi piace quando il personale di sala si “sbottona” e sa essere più conviviale.

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