La mia presenza a tavola

Quello che sto capendo dalle mie uscite è quanto sia importante l’ambiente e il servizio in sala quando a tavola si è da sole.
Se la cortesia è sempre sinonimo di qualità del servizio, nelle uscite in solitaria non è sufficiente.
Perché quello che io cerco non è una cameriera che mi porta i piatti con un sorriso, ma una persona che entra in empatia con la mia voglia di scambiare due parole. So che i ritmi a volte sono frenetici, ma da un ristorante di livello mi aspetto di pagare anche per stare bene, non solo per mangiare bene.
Immagino che chi cena da sola non sia sempre in cerca di chiacchiere, magari mangia al volo un boccone e se ne va, ma non è questo il mio caso e cerco di farlo capire. Provo ad interagire, faccio commenti sui piatti, chiedo dettagli, insomma, sono espressamente aperta al dialogo.

A fine gennaio sono stata da Sandì, vicino a Viale Abuzzi a Milano.
Avrei voluto vedere meglio il ristorante ma all’ingresso mi hanno proposto un tavolo in condivisione, purtroppo era vuoto e in una stanza appartata dal resto del locale oppure il bancone. Ho scelto quest’ultimo nonostante qualche pecca, la prima era la scomodità di non avere spazio per le gambe, poi l’affaccio sulla strada, non particolarmente bella da vedere e che fosse posizionato a fianco della porta d’entrata che, nonostante la paratia per non far entrare l’aria, è stata lasciata aperta qualche volta, per cui ad una di queste mi sono alzata a chiuderla.
Mi chiedo, in compagnia avrei notato questi dettagli? Mi avrebbero lasciata indifferente? O magari mi sarebbe piaciuta proprio l’intimità nel dare le spalle al resto del locale?

Nonostante tutto, la cena è da ricordare, ho chiesto consiglio sui piatti, ce n’erano molti interessanti e non sapevo decidere, ed il cameriere è stato gentile nel suggerirmi tre antipasti e un piatto principale. Mi sono affidata a lui anche per i calici da abbinare, mi ha proposto delle ottime bottiglie.

Ho iniziato con Crudo di capasanta, estratto di zucca, kumquat, salicornia e uova di trota, piacevole ma il meno interessante della serata, ho continuato con Baccalà confit, spinaci novelli, curry Medras e spuma di patate al vino ossidativo, qui siamo saliti nettamente di livello, poi Porro confit, erborinato fumè, vino rosso e cioccolato amaro, perfetto abbinato a Champagne Pas Dosé Réserve Perpétuellè Philipponnat, ogni boccone era meglio del precedente

Sul primo mi sono fidata del consiglio, ed ho fatto molto bene, di mio non scelgo quasi mai i funghi e invece ho preso Tagliatelle, brodo ristretto di champignon, burro acido e furikake di porcini, piacevole, caldo e avvolgente, abbinato a un Rosso Ultima luna – Fratelli Pagani.

Piccolo sfizio finale, Mousse e meringa alla nocciola, curd di pompelmo, sablè al the Jasmine, buono ma non il mio preferito, forse sui dolci dobbiamo fare un campionato a parte.

Quando ceno da sola non sono solo una cliente e la differenza la fa chi riesce a vederlo.

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