Le esperienze vanno tutte bene

Sono arrivata a casa da poco con l’esigenza di scrivere subito, a caldo, della serata appena passata.

Per questo mese ho scelto un ristorante “normale”, niente percorsi strani, niente cucine dal mondo, un posto semplice ma curato per scoprire com’è, stare a tavola da sola.

Nel mio primo articolo, dirai, già ero in un locale da sola, ma facevano anche aperitivo, ero in un tavolino all’aperto, sapevo che ad una certa ora me ne sarei dovuta andare per via dello spettacolo.
Qui ero io e basta, nessun motivo per alzarmi se non quello di definire conclusa la cena.

La mia solita fortuna mi ha fatto trovare parcheggio a pochi passi, che per Milano è sempre un terno al lotto.
Ho fatto il cambio scarpe, indossando i miei tacchi più alti e sono entrata dai gradini all’ingresso.

L’atmosfera all’interno l’ho percepita rilassata, musica soffusa come le luci, tutto a vista date le piccole dimensioni del ristorante, compresa la cucina che si può ammirare da una vetrata.

Mi fanno accomodare senza troppe domande, la tavola mi piace, il piattino decorato a mano mi salta subito all’occhio.

Scelgo un antipasto e un secondo e mi faccio portare un calice di rosso, un Valpolicella. La “scomodità” di mangiare da sola è anche nella scelta del vino più limitata, ma non ne faccio un grosso problema.

Mi portano i piatti con un silenzio che non chiamerei sbrigativo, ma comunque poco accogliente.

Me li ritirano con la stessa freddezza.

Sono tutti sereni, le due cameriere carine e sorridenti, ma per tutta la sera non ho avvertito un filo di calore, definirei il tutto come “tiepido”.

Non ho preso il dolce ma avrei portato volentieri a casa il pane, buonissimo, chissà se lo fanno loro?!

Non ho più voglia di stare, nonostante la poltroncina molto comoda, mi alzo, pago ed esco.

L’ho imparato da poco, quando sento che non voglio rimanere, non posso far altro che assecondare il sentimento, non devo per forza restare. Non c’è bisogno di riparare, posso lasciarmi andare.

Torno alla macchina, ricambio le scarpe e decido di fare due passi, purtroppo è una zona di Milano con poco movimento, soprattutto negozi e solo 2/3 bar non molto frequentati, per cui anche l’idea di godermi un cocktail all’aria aperta (benedetto bel tempo) sfuma velocemente.

Questa serata non vuole proprio partire, rimane così, tiepida.

Risalgo in macchina, imposto il navigatore per casa, si accende Spotify e parte a manetta una canzone, Ragazza Sola di Annalisa. Io non ci credo, mi era successa la stessa identica cosa due settimane fa dopo Azabu. Due coincidenze, iniziano a fare un indizio…

È così che finisce la serata, al suono di “…tutte quelle volte che sono tornata a casa da sola, sola, oh…”

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